Visual Alchemy

Maria Chiara Fagioli

#Você-e-Eu-5


L’aereo s’innalzò celere

sulle ali della mesta sinfonia

di aquile e penne

brillanti di fagiano

cucite fra le nostre iniziali.

Pianure desertiche

intorno alle rocce

di baci sedimentati

su picchi di sterpaglie

avvolgenti, lo strazio

lacerato degli abbracci

immaginati.

Lacrime aride

in spessi vetri

appannati,

l’inerme giaciglio

a cui mai si rivolse

consolazione,

lande di violette di Parma

effervescenze di pelle.

Fosti armato

di reali tarli

e arabeschi privilegi,

il giorno trascorse

e non trovò che amor

giaciuto.

Sospiri infelici,

le ragioni della terra

strapparono petali

di luce al delicato piacere

del gentil sguardo

calato nelle solinghe tenebre

di plenilunio.

Vaporizzami di parole

dal torrido profumo

del nostro focolare,

sfiorando rossi ciuffi

in sogni familiari,

rincorrendo templi di giada

nella morsa di un insolente

trascorso.

 

Sopravviventi,

sentieri di boschi

e cicaleccio incessante,

tornanti mescolati

a peonie e iris

di eterne primavere.

 

Lasciati, sfusi

tra blocchi fogli

e incarti

da mesi incerti intoccati,

limbo cocente tortura

e occhi magnetici da chiudere a chiave.

Perdemmo il volteggio

o cosa,

sortendo lo stesso effetto.

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