Visual Alchemy

Maria Chiara Fagioli
Saggi

Diario di un viaggio chiamato vita

Solitudini .. circondano, divertono. Reattiva, e l’assenza diviene virtù, distorsione privata.

Una decisione poi cosa é: stare con l’essere. Si chiudono gli occhi per godere mondi immaginari

e fantasie imprevedibili. La testa é leggera, nè una preoccupazione o ricorsi maturi.

Razionalità distante calcolata .. quasi debba appartenere ad una

piccola scatola chiusa, la non appartenenza stimata.

Mi affaccio sul mondo: luce in dono piacevolmente soffusa su azzurri colori abbondanti,

a sfumare l’orizzonte sconfinato. Una fantasia che riesce a stabilizzare gradienti oramai perduti.

Il quotidiano potrebbe essere di facilità tediosa, troppo per chi solerte vaga per profondi Oceani.

Non sono che flussi di vita nelle minuscole arterie, respiro che lentamente leva brezza

sul volto rilassato. Alzarsi per camminare, oltre la staccionata mi attenda il sobrio e cortese Mar

Tirreno. Ad un passo dal cielo, verso verso l’orizzonte inesauribile, verso pescosi mari

perduti mai dimenticati .. Mai più lacrime, non una cicatrice viva, diritta verso la sospensione eterna

di istanti di fulgide scintille, fuoco di un vissuto, ferma speranza.

Immagine 1

Incontro un gabbiano: passato e futuro s’intersecano davanti gli occhi di donna

ridenti, in quel limbo d’immensità che rende ogni uomo così minuto ed infinitesimale

che .. rido scioccamente poiché divinità mica siam.

Qualcuno richiama la mia attenzione, l’atteso momento di magia e accordi sospesi, se

vi fosse una melodia sarebbe in quarta, il quadro é completo per lo scatto.

Trascendentale, spirito e lucidità. Saluto il gabbiano, non crede sia una buona idea

cimentarsi oltre il conoscibile, qualcuno ci lasciò le penne. La terra é quel punto fissato

nella sua testa, poi per seguire chi?

Soppraggiunge con dolce malinconia il crepuscolo, l’oscurità cela la ricerca di una brillìo

che s’attenderà, non posso arrestarmi proprio ora signor gabbiano, non ti odo più fossi stato

risucchiato dalla tua stessa abitudine? Sorriso sussultato per la stravagante biologia di

uno sguardo supplichevole proiettato verso l’orizzonte relativo, per chi di ali ne ha per

volare. Che un limite irrilevante sia il volo.

Lasciamoci sopraffare dal microcosmo vegetale di un campo. Credo di aver perduto questo

istinto di florida vita terrestre, posso solo udire suoni di parole che si perdono nella guerra

dei venti. Rose arse vive. Ora una nuvola dà riflessi lucenti e grida di un nuovo giorno, continuo

il mio volo alla volta di un Samurai, intento nei suoi costrutti mentali.

Mi aspettava.

Allora vuol dire che la direzione é possibile. Ma quando posso fermarmi? So dove andare,

ma é complicato non ..

La guerra non ammette pace se non alla fine. Cosa é poi la fine, una meta o cosa. Saprei

consigliarti pazienza e ne vincerai in esperienza. La curiosità va alimentata. E può diventare

crudeltà.

Il sole sta tramontando e lassù c’é una cima apparentemente inaccessibilie. La

visuale sarà sicuramente diversa e potrò raggiugere il sole. Perché non vieni? Sei forse

anche tu un gabbiano? Ondeggio fra dubbi, fine e meta non coincidono?

Non sono un guerriero, ma un detentore di principi.

Pace, rassegnazione, adattamento?

Ognuno d’altronde ha o è.

Faccio cenno. Vorrà una stretta di mano in fondo? Già mi sarebbe mancato. Mi volto e

vado in direzione del monte innevato, lilla indaco e celeste giacenti sopra una glassa bianca.

Attrazione magnetica, alle spalle di dolori silenziosi che rigano il volto del Samurai in un

passato ormai privo di suono e tempo.

La cima è il colore del suono, improvvisamente un eco mi carezza di racconti spezzati.

Dalla tasca dei pantaloni esce una foto, quasi a voler curiosare anche lei:

Guincho. Mi aspetta, si sta facendo tardi, e rigenerata ripiego. In un sol istante

il sole ha un volto nitido. Avevo sempre immaginato la realtà. Non svegliatemi.

Oggi ho realizzato un sogno. Alle spalle l’Oceano, di nobile semplicità.

Storia di un amore rubato

IMG_2007

– Rimandi o rimanere –
Mai dividere due amanti:
è peccato mortale.

Tornerai?

Fiocchi di neve sospesi docilmente avvolgevano di silenzi ripidi e cristallizzati i due amanti, da cornice la caffetteria che svogliatamente accompagnava le insegne fluorescenti della vallata isolata.

Racchiuse le sue mani in un soffio di bacio, decise di volteggiare sopra le righe di una risposta incerta. Il dubbio fu ghiaccio.

Sospirò il viaggio di sola andata.

Sì.

La nuca già scorreva distanze che risuonavano di vento, ore, anni, e il vento dietro sè lasciava torbide foschie di memoria. Un macigno li rivestiva di letargica pressione e si convinse che nel  fondo la ragione avrebbe trovato una chiave immortale, anzichè sospendersi in un quotidiano sgretolarsi d’argilla.

Cominciavano ad affacciarsi inquietitudini rumorose, dopodichè voltò le spalle alla terra dove in punta di piedi lasciò impronte di bosco. Volti gentili, lepri e scoiattoli, marmotte e un dolce segreto, dinnanzi un volo dalle piume nere e lame che falciavano la preziosa speranza.

Il regno dell’oltretomba impartiva scelte di vanità.

Le ore dipanavano giorni fra dogane e bagagli da tener d’occhio, gli scali svuotavano la mente ripiegata su insonni distrazioni, l’ultimo imbarco appesantiva gli occhi costipati e lo stomaco serrato di affilati malumori.

Cecile tentò il riposo su di una precaria sedia, gli affanni si moltiplicavano e optò per un pasto leggero a base di verdure e frutta, placando i sensi vacillanti e una nausea densa d’inferni ritrovati.

Mai fu tanto sofferto il ritorno nelle lande tremolanti di disagi che s’inerpicavano in apnea fra la polvere. Fu allora che dimenticò dove fosse la sua vera casa. Improvvisamente rovistò nel suo matrimonio a rotoli, una dimora d’infanzia, o dove non poteva rimanere. Ripose le giornate di miele e cannella all’interno di una credenza ornata di pregiate tessere in giada bianca, e di tanto in tanto respirava nell’oscurità l’amara roccaforte dell’inafferrabile impermanenza di odori. Vedute muschiate condite di promesse acerbe gridavano nel petto, e rivoli di seta e sale solcavano i duri lineamenti del volto della realtà, effluvi velati di umanità. Rifletteva sulle pozzanghere i grattacieli capovolti nelle giornate di pioggia, e d’incanto perse in sè qualsiasi senso d’appartenenza a luoghi e facce immutabili, la sua testa vacillava nuovamente tra analisi e distorsioni. I mesi a seguire congelarono un impassibile distacco , radicalizzando la spietatezza di canti sommessi e irrazionali desideri.

Cecile! Cecile!

Riconobbe il taglio di voce che proveniva dal parapetto trasparente dell’aeroporto, stava per varcare la soglia in cui la civiltà riprende il suo ritmo ossessivo. Quanti amori negli aeroporti, quante chimere distrutte nelle dogane!, sbuffava. Un’onda anomala era in procinto d’inghiottirla. Con l’ultimo aereo sfumò l’ultimo domicilio, tra i boschi e le grandi strade della contemporaneità che sfociavano nel lago delle due Americhe, lato canadese.

Vite traghettate al macello, una via lastricata di spine portava verso il grande cancello dell’indolenza e anarchica decadenza. Cecile esalò l’ultima supplica di libertà.

I.

Dalle fessure districavano i primi raggi di vita, una luce carica risvegliava pigramente Cecile da una notte di peregrinazioni agitate.

Nel metrò si scambiarono un talloncino di carta spesso e da lì a poco sarebbero riusciti a rivedersi. Arthur era un uomo visibilmente intelligente, sembravano conoscersi da tempo sebbene il loro primo scambio di sguardi fu un incontro tra orsi selvatici ben consci del proprio territorio da difendere.

Cecile portava con sè sempre una bottiglia di buon caos, in bilico tra i brividi del presente e le stelle mirabolanti del futuro, un’aria rarefatta di emozioni latenti e uragani in procinto di esplodere. Fu uno scontro tra sottili graffi intellettuali sottopelle, una brezza tiepida nelle sconfinate tundre del nord.

Tratteneva parole fra i denti serrati ponendo un gentile distacco, memore delle disgrazie di menti deboli che calpestano violette autunnali impregnate di aromi.

Lisbon Story

 

IL PRIMO PENSIERO PER MINUSCOLI OCEANI….
Il sole riscalda l’idea.

 

 

Penso, nella nuda irresponsabilità di un cucciolo di essere umano che gioca con la sua stessa saliva.

Strani fumetti si aggirano nelle strade di Lisbona…. vele laminate scultoree in procinto di dimezzare malcapitate autovetture passanti di lí.

 

 

Il viaggio come un sogno di immagini fluide, tra mare e cielo, la prua come un metronomo che sale e scende, l’altalena dell’onda, l’orizzonte ipnotico.

 

“Qui il mare finisce e la terra comincia….”

“Qui, dove il mare é finito e la terra attende”

Domande passate che a suo tempo non avevano trovato altro che il silenzio…

DOVE,
PERCHÉ

“Saggio é colui che si contenta dello spettacolo del mondo”

Un bambino che, dal silenzio, dev’essere portoghese….
perché si addormentasse in fretta gli hanno promesso un’altra favola.Nulla di valore, solo cose care, lettere fotografie.Noi, esseri umani, siamo cosí, sentiamo tutto contemporaneamente.

Lei é stata la mia umile ultima dimora….

“Ricardo Reis si sorprende di non riconoscere in sé alcun sentimento, forse é questo il destino, sapere quello che succederá, sapere che non c’é nulla che lo possa evitare, e restarsene tranquilli, a guardare, come semplici spettatori dello spettacolo del mondo, e intanto immaginare che questo sará anche il nostro ultimo sguardo, perché insieme al mondo finiremo.”

Un uomo quando sbarca dall’Oceano, é come un bambino.

“Due parole sul suo passaggio su questa terra, per lui bastano due parole, o nessuna, sará preferibile il silenzio, il silenzio, che é grande come il suo spirito.
É fin da Amleto che diciamo, il resto é silenzio, alla fin fine, chi si fa carico del resto é il genio, e se lo fa lui, forse lo fa anche qualcun altro.”

Chi inventó l’ironia dovette anche inventare il sorriso che ne dichiarasse l’intenzione, impresa questa molto piú laboriosa.

Torneró?

seguirti con la matita.
…Devo tenere il tratto

“Né quieto né inquieto, il mio essere calmo in alto voglio innalzarlo, piú in alto di dove gli uomini hanno piacere o pene, il resto, in mezzo, obbediva alla stessa conformitá, quasi se ne poteva fare a meno, La fortuna é un giogo e l’essere felice opprime perché é uno stato certo. Poi si coricó e subito si addormentó.”

“Domanda a se stesso se sará possibile definire un’unitá che agganci ció che é opposto e diverso.”

Sono questi i baci migliori, senza futuro.

Quello che ci vuole per mantenersi in buona salute, piedi caldi, testa fresca, sebbene l’universitá non riconosca questi saperi empirici, non si perde nulla a osservare la regola.

Nessun vivo puó sostituire un morto, Nessuno di noi é veramente vivo né veramente morto.

“Ha l’aria triste, anche se ci sono momenti in cui il suo viso si rischiara: chiardiluna diurno, una luce ombra di luce.”

Luce,
la stella polare piú luminosa,
il vigore del Mare,
il cielo candido e sincero,
le parole che mai udirete,
fino allo sfinimento del perduto futuro …
di nuovo sfiorare i riflessi
di sole e cristalli,
“Se mai saró,
se mai vivró”…

Siamo che del mondo.Guincho, Sintra, Alcabideche, Lisboa, Mafra, Zambujeira, Paço de Arcos, Cascais, Carcavelos, Oeiras, rio Tejo.

“Everybody knows that a guilty…. FREEDOM”

Un viaggio nei luoghi della memoria portoghese.

Con la compattina Lumix da battaglia.

Un omaggio allo scrittore José Saramago e all’Oceano.

Frammenti d’istinto

La filosofia della pittura della Scaglione si nutre del suo stesso mondo trascendentale ma per arrivare alle riflessioni e ai concetti di carattere universale. Le pennellate decise, il cromatismo vivido non mediano la travagliata dimensione dialettica del finito nell’infinito. Il mezzo di esprimere la storia romanzata del suo spirito non è di certo la consueta tecnica accademica pittorica. Le sue tele a olio nella sezione “Frammenti d’Istinto” non sono serene armonie tra la realtà e la ragione. Si respirano intense forme e colori incombenti, senza pace, nell’immediatezza più sagace e veritiera della sua tecnica di peculiare resa, quasi surrealistica nell’intento.

La dimensione epica dell’Idea quotidiana, che tanti eleganti stili pittorici la figurano nella tradizione contemporanea, in Scaglione privilegia la quarta dimensione in un piacevole incanto spaziotemporale. L’odio è titubante sopraffazione dell’Amore, le sue visioni ricompongono schegge di mistero e leggende, e il fascino dell’era del digitale accomuna tutti i suoi quadri apparentemente frammenti di globalità della psiche dei tempi moderni.

 

Una voce dal coro chiede di uscire da questi deliranti automatismi mentali (quadro: Liberatemi!), supplica e invoca la liberazione mentre fiamme furibonde disegnano luoghi d’ombra decisamente reali. Siamo esseri ritratti nella nostra nuda animalità e profondamente interessanti, ma catturati dalla voragine dei nostri tempi. Esseri alla fine del nostro viaggio interiore mestamente modellabili, incredibilmente senza la forma di ciò che conveniamo.

 

Personale a Roma, con pubblicazione di catalogo: “Antonella Scaglione L’OPERA PITTORICA”  ISBN 978-88-904900-1-9, curatore Cecilia Paolini, editore One Network Experience, Napoli 2010, dal 18/04/2010 al 02/05/2010.