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Maria Chiara Fagioli

Storia di un amore rubato


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– Rimandi o rimanere –
Mai dividere due amanti:
è peccato mortale.

Tornerai?

Fiocchi di neve sospesi docilmente avvolgevano di silenzi ripidi e cristallizzati i due amanti, da cornice la caffetteria che svogliatamente accompagnava le insegne fluorescenti della vallata isolata.

Racchiuse le sue mani in un soffio di bacio, decise di volteggiare sopra le righe di una risposta incerta. Il dubbio fu ghiaccio.

Sospirò il viaggio di sola andata.

Sì.

La nuca già scorreva distanze che risuonavano di vento, ore, anni, e il vento dietro sè lasciava torbide foschie di memoria. Un macigno li rivestiva di letargica pressione e si convinse che nel  fondo la ragione avrebbe trovato una chiave immortale, anzichè sospendersi in un quotidiano sgretolarsi d’argilla.

Cominciavano ad affacciarsi inquietitudini rumorose, dopodichè voltò le spalle alla terra dove in punta di piedi lasciò impronte di bosco. Volti gentili, lepri e scoiattoli, marmotte e un dolce segreto, dinnanzi un volo dalle piume nere e lame che falciavano la preziosa speranza.

Il regno dell’oltretomba impartiva scelte di vanità.

Le ore dipanavano giorni fra dogane e bagagli da tener d’occhio, gli scali svuotavano la mente ripiegata su insonni distrazioni, l’ultimo imbarco appesantiva gli occhi costipati e lo stomaco serrato di affilati malumori.

Cecile tentò il riposo su di una precaria sedia, gli affanni si moltiplicavano e optò per un pasto leggero a base di verdure e frutta, placando i sensi vacillanti e una nausea densa d’inferni ritrovati.

Mai fu tanto sofferto il ritorno nelle lande tremolanti di disagi che s’inerpicavano in apnea fra la polvere. Fu allora che dimenticò dove fosse la sua vera casa. Improvvisamente rovistò nel suo matrimonio a rotoli, una dimora d’infanzia, o dove non poteva rimanere. Ripose le giornate di miele e cannella all’interno di una credenza ornata di pregiate tessere in giada bianca, e di tanto in tanto respirava nell’oscurità l’amara roccaforte dell’inafferrabile impermanenza di odori. Vedute muschiate condite di promesse acerbe gridavano nel petto, e rivoli di seta e sale solcavano i duri lineamenti del volto della realtà, effluvi velati di umanità. Rifletteva sulle pozzanghere i grattacieli capovolti nelle giornate di pioggia, e d’incanto perse in sè qualsiasi senso d’appartenenza a luoghi e facce immutabili, la sua testa vacillava nuovamente tra analisi e distorsioni. I mesi a seguire congelarono un impassibile distacco , radicalizzando la spietatezza di canti sommessi e irrazionali desideri.

Cecile! Cecile!

Riconobbe il taglio di voce che proveniva dal parapetto trasparente dell’aeroporto, stava per varcare la soglia in cui la civiltà riprende il suo ritmo ossessivo. Quanti amori negli aeroporti, quante chimere distrutte nelle dogane!, sbuffava. Un’onda anomala era in procinto d’inghiottirla. Con l’ultimo aereo sfumò l’ultimo domicilio, tra i boschi e le grandi strade della contemporaneità che sfociavano nel lago delle due Americhe, lato canadese.

Vite traghettate al macello, una via lastricata di spine portava verso il grande cancello dell’indolenza e anarchica decadenza. Cecile esalò l’ultima supplica di libertà.

I.

Dalle fessure districavano i primi raggi di vita, una luce carica risvegliava pigramente Cecile da una notte di peregrinazioni agitate.

Nel metrò si scambiarono un talloncino di carta spesso e da lì a poco sarebbero riusciti a rivedersi. Arthur era un uomo visibilmente intelligente, sembravano conoscersi da tempo sebbene il loro primo scambio di sguardi fu un incontro tra orsi selvatici ben consci del proprio territorio da difendere.

Cecile portava con sè sempre una bottiglia di buon caos, in bilico tra i brividi del presente e le stelle mirabolanti del futuro, un’aria rarefatta di emozioni latenti e uragani in procinto di esplodere. Fu uno scontro tra sottili graffi intellettuali sottopelle, una brezza tiepida nelle sconfinate tundre del nord.

Tratteneva parole fra i denti serrati ponendo un gentile distacco, memore delle disgrazie di menti deboli che calpestano violette autunnali impregnate di aromi.

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