Visual Alchemy

Maria Chiara Fagioli

#55


Bussa alle porte

la voce del diniègo.

La chiave fra l’edera

incolta insorge

all’apertura.

Non udisti il lamento

alla luna,

la speranza fragile

affliggeva la lucida

alternativa delle apparenze.

Mi accomodai, il tempo

avrebbe rivelato la verità

senza l’occultamento

della resistenza.

 

La via, l’incontro.

Le distanze e il loro

beffardo modo

di sopperire

alla nostra flebile

arroganza di voler

predare le galassie.

Mischiate alle sinuose

dolciastre parole

sillabate lentamente,

a dar soffio all’eternità,

attendeva la danza

della mirabile destinazione.

Non voluta,

un promontorio selvaggio

di pietre laviche

su di un mare di ingiustizie

asciutte e ignobili nani.

Resta pur sempre

un ballo di un sol braccio reciso,

una scartoffia che mai

verrà cerolaccata di rosso,

una convinzione a senso unico.

Purché resti l’illusione.

 

La voragine

che si nutre di vita

si dipana,

la salvezza di ali

segate di incestuosi inganni.

Tali sono, il recidivo Saturno

ha divorato i suoi figli

in un misto di

colpe

doveri

bulimie.

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