Visual Alchemy

Maria Chiara Fagioli

L’aggravio dell’oblìo


Illuminante monotonia

perseverava

folgorata dalle cesoie

del sicario combattuto

se recidere cranio

o abbandono estatico,

abietti di gran lunga

per il taglio

di ali fulgide

e perlescenti

seriale.

S’accingeva

allo spietato rituale

inquadrando la Donna

in alveari di cristallo,

ahi che turpe paesaggio

poter sfiorar la libertà,

e grate arruginite

da torpido candore.

 

In costante sevizia dorata

il Mite ardore

non ebbe che

mani legate

e pensieri scoscesi,

soffusi fra gli astri,

ma di tutti gli umori

spezzati

il lontano ricordo

di chi amò

straziava le albe

soggiocanti

assopendo il velato

fiore della gioventù

tra affanni

e logoranti inganni.

 

Tu che mai mi fosti

di peso,

di te porto il fardello

di non viverti.

 

 

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