Visual Alchemy

Maria Chiara Fagioli

#absence-2


Serrate le parole

d’ingiustizie alcaline

fra ingranaggi

di meccanica impeccabile

e doratura melliflua,

una fumosa strada

al calar di Venere

per donare sfregamenti

in tanghi di carne,

accese pietanze

colme di fluide

passioni e movenze

di occhi attorcigliati.

Da scosse d’intensità

ritmica tribale

non se ne esca,

un misto di pulsioni

brute oscillazioni

all’unisono,

siamo credenze

opaline racchiuse

in magma

origine di mondo,

corde e grida disperate

costretti in angusti

templi privi di finestre.

Rincorrendo le ore

al gran finale

fra sipari sobbalzanti

ed inchini incerti,

le crepe dello spirito

riconsegnano

frastagliati tagli pulsanti

lacerazioni

di cui la memoria

spazzò i semi

dell’abbondanza.

Un gesto di inopportuno deismo

sopravvalutato,

a non salvaguardare

il rimanente familiare

focolare.

 

Tra questi mormorii

di sabbia e cenere in disparte

fra onde increspate,

che sia il perdono di indietreggiante

chiarore, pallide

codarderie, il ricordo

si fece ricolmo

di pioggerellina,

mentre incalzava

la voce della luna

e il ritorno vivo

del vento tra faggi

immersi di linfa mistica,

esito,

condensata di antichi sussurri.

Il centro della vita.

Lo splendore del tutto e nulla

s’impossessava

del mio sangue,

vegliando sul cosmo

fuoriuscito d’infinito.

Il suono dell’universo,

melodia di vivide spirali.

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